Gualtiero ed Elena Carraro hanno proposto di spostare la domanda dal «come rendere più sicuri i social?» a una questione più radicale: servono social alternativi, oppure vere alternative ai social? Divieti, limiti d’età e controlli possono ridurre alcuni rischi, ma lasciano intatto un modello nel quale grandi piattaforme stabiliscono un rapporto diretto con i minori, raccolgono dati e competono per mantenerne l’attenzione. Per i Carraro il problema è quindi anche di design: gli ambienti digitali destinati all’età evolutiva dovrebbero essere progettati fin dall’origine attorno alle esigenze dei bambini e della comunità educativa, anziché adattare strumenti nati per gli adulti e per finalità commerciali.
Da questa impostazione deriva un modello fondato su meno quantità e più qualità, tutela dei dati, coinvolgimento di famiglie, scuole e territorio e integrazione tra attività digitali e fisiche. Un’applicazione, per esempio, può usare il digitale per portare i ragazzi a scoprire luoghi, attività sportive, natura o patrimonio culturale, invece di cercare semplicemente di prolungare il tempo trascorso sullo schermo. Anche il modello economico cambia: non profilazione e pubblicità personalizzata, ma sostegno da parte della comunità educativa, di istituzioni, fondazioni e famiglie. L’obiettivo è progettare tecnologie che ricostruiscano relazioni e autonomia invece di massimizzare soltanto l’interazione
Sabato 3 ottobre 2026, ore 11.00
Aula magna USI, Lugano