Walter Siti ha portato al Möbius una riflessione sulla parte più giovane della Generazione Z, gli adolescenti nati dal 2007 in poi, che definisce non tanto «nativi digitali» quanto «nativi virtuali». Il punto di partenza del suo libro La fuga immobile è il racconto, molto diffuso negli ultimi anni, di una generazione fragile e ansiosa, segnata dai social e bisognosa di protezione. Ma Siti rovescia in parte la prospettiva: quella fragilità potrebbe appartenere anche ai genitori, cresciuti in un mondo diverso e spesso più impauriti dei figli davanti alle trasformazioni contemporanee. I ragazzi, al contrario, sono forse la prima generazione nella quale «i figli sanno più dei grandi» almeno in alcuni ambiti, dalla tecnologia ai nuovi codici morali.
A preoccupare Siti è soprattutto il rapporto sempre più incerto con la realtà. Social, ambienti virtuali e ora intelligenza artificiale rendono più difficile distinguere tra reale e finzione, mentre crisi, guerre e minacce diffuse costruiscono un presente nel quale è difficile riconoscersi come comunità e immaginare una direzione comune. Se dovesse riscrivere oggi il libro, ha osservato, parlerebbe forse meno di «fuga immobile» e più di una condizione di prigionia: tecnologie che promettono possibilità quasi illimitate possono anche trasformarsi in ambienti dai quali diventa sempre più difficile uscire.
La fuga immobile. Lo strano caso della Generazione Z (Silvio Berlusconi Editore, 2025)
In dialogo con Stefano Vassere e Alessio Petralli.
In collaborazione con la Biblioteca cantonale di Lugano.
Giovedì 1° ottobre 2026, ore 18.00–19.30
Biblioteca cantonale di Lugano, Sala Tami
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