Nel suo secondo appuntamento al Möbius, Bruno Giussani ha allargato lo sguardo dalle scelte individuali al sistema economico e geopolitico che sta accelerando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’accelerazione tecnologica è alimentata sia dalla competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina sia da quella economica tra le grandi aziende private, i cui dirigenti hanno acquisito in pochi anni un peso politico e geopolitico senza precedenti. La prossima fase dello sviluppo dell’IA, ha osservato, sarà quella degli agenti autonomi: sistemi capaci di scegliere come perseguire un obiettivo da soli, ma che restano software appartenenti a società che devono continuare a rispondere delle loro azioni. Più cresce l’autonomia della macchina, più diventa essenziale non confondere autonomia tecnica e assenza di responsabilità.
Per Giussani reagire significa anche costruire alternative. L’Europa dispone di ricerca scientifica e competenze, ma fatica a trasformarle in prodotti, imprese e infrastrutture capaci di competere su scala globale: servono quindi politica industriale, capitali pubblici e privati e un mercato europeo meno dipendente da poche piattaforme straniere. Anche i data center rendono visibile una trasformazione che altrimenti appare immateriale: grandi infrastrutture energetiche e territoriali sulle quali le comunità locali hanno spesso poco potere decisionale. Più che il rischio di una futura “apocalisse dell’IA”, Giussani considera concreto quello di un aumento del caos: sistemi sempre più autonomi, introdotti troppo rapidamente nella società, possono moltiplicare errori, effetti imprevisti e danni difficili da governare.
La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell’era dell’intelligenza artificiale (Edizioni Casagrande, 2026)
Meno America nelle nostre vite. Riconquistare la sovranità digitale europea (Tlon, 2026)
In dialogo con Ivano Dandrea e Alessio Petralli
Sabato 3 ottobre 2026, ore 14.00
Aula magna USI, Lugano