La nona edizione del MöbiusLab Giovani ha avuto come ospite Bruno Giussani, in un confronto diretto con gli studenti del Liceo di Lugano 1 sul rapporto sempre più stretto tra persone e tecnologie digitali. Il punto di partenza è un cambiamento radicale: siamo abituati a pensare la tecnologia come un insieme di strumenti che scegliamo di utilizzare, mentre oggi «ci viviamo dentro come pesci dentro l’acqua». Reti, piattaforme, algoritmi e intelligenza artificiale sono diventati parte dell’infrastruttura della vita quotidiana e incorporano inevitabilmente anche gli interessi economici, politici e culturali di chi li sviluppa. Per Giussani, proprio per questo, la tecnologia non può essere considerata naturale o inevitabile: va compresa anche come strumento di potere e governata attraverso scelte individuali e collettive.
Molte delle domande degli studenti si sono concentrate sulla scuola e sulla crescente delega di attività cognitive all’intelligenza artificiale. «Non studio per sapere le cose, studio per diventare una persona», ha sintetizzato Giussani: lo studio serve a imparare a pensare, comprendere e relazionarsi con il mondo. La distinzione decisiva diventa allora quella tra tecnologie che aiutano ed espandono le capacità umane e tecnologie che le sostituiscono. Anche l’IA può entrare nella scuola, ma senza ridurre l’apprendimento al solo risultato finale: uno dei modelli possibili consiste nel permetterne l’uso chiedendo agli studenti di documentare e saper spiegare l’intero percorso seguito per arrivare a una risposta.
Giovedì 1° ottobre 2026, ore 15.30–17.00
Palazzetto delle Scienze, Liceo di Lugano 1, aula 315
La nona edizione del MöbiusLab Giovani ha avuto come ospite Bruno Giussani, in un confronto diretto