Luca De Biase ha proposto di guardare ai media digitali come a un ambiente nel quale costruiamo relazioni e formiamo la nostra idea della realtà. Con l’arrivo delle piattaforme è cambiata anche la principale scarsità dell’informazione: non è più lo spazio limitato a disposizione di chi pubblica, ma il tempo di chi legge. Sono quindi le piattaforme a ordinare una quantità pressoché infinita di contenuti e a decidere che cosa meriti la nostra attenzione. In questo passaggio l’opera tende a diventare semplicemente «contenuto», subordinata al contenitore che la distribuisce, mentre il controllo di quegli spazi attribuisce a poche aziende un potere che non è soltanto economico: riguarda anche il modo in cui conosciamo, discutiamo e pensiamo insieme.
«Pensare bene» significa allora cercare di uscire dall’autoreferenzialità di questo ambiente, recuperando metodi che permettano di confrontare le narrazioni con una realtà verificabile: ricerca, sperimentazione, fonti e responsabilità. L’alternativa non passa soltanto dalle scelte dei singoli, ma dalla costruzione di spazi digitali diversi e da politiche capaci di favorirli. In questa ecologia entra ormai anche l’intelligenza artificiale: apparentemente una conversazione individuale tra persona e macchina, ma in realtà, ha osservato De Biase, una relazione «da molti a uno», costruita a partire dalla conoscenza prodotta collettivamente.
Pensare bene. Un’ecologia dei media per il XXI secolo (Treccani, 2025)
Introduce e anima Stefano Vassere
Venerdì 2 ottobre 2026, ore 14.00
Aula magna USI, Lugano