Alessandro Curioni ha aperto l’incontro spiegando perché il calcolo quantistico non rappresenti semplicemente un aumento di potenza, ma un diverso modo di rappresentare ed elaborare l’informazione. Questa caratteristica potrebbe renderlo particolarmente efficace per problemi oggi molto difficili da affrontare con i computer classici, dalla simulazione di molecole e materiali all’ottimizzazione di sistemi complessi. IBM punta al 2029 per il primo sistema quantistico fault-tolerant su larga scala, capace di eseguire cento milioni di operazioni quantistiche; nel frattempo un IBM Quantum System Two sarà installato al CSCS di Lugano, affiancando le infrastrutture di supercalcolo classiche. Emanuele Carpanzano ha sottolineato che non si tratta di un computer semplicemente «più veloce», ma di un nuovo paradigma computazionale, fondato su qubit, sovrapposizione, entanglement e interferenza e adatto soltanto a determinate classi di problemi. Serviranno quindi nuovi algoritmi e, soprattutto, nuove competenze per imparare a sfruttarne le possibilità.
Derrick de Kerckhove ha spostato il discorso dalle prestazioni delle macchine alla possibile nascita di una «sensibilità quantistica». Il concetto centrale è quello dell’intervallo: uno spazio nel quale realtà e significato non appartengono più soltanto a entità isolate, ma emergono dalle relazioni, dal contesto e dalle possibilità che si attualizzano. Nella sua lettura, questa prospettiva può offrire anche un modo diverso di pensare il rapporto con l’intelligenza artificiale, lasciando spazio al dubbio, all’intuizione e all’interazione invece di accettare immediatamente risposte già confezionate. Il passaggio finale è anche etico: decentrare l’ego e riconoscersi come parte di sistemi più vasti significa assumere una responsabilità maggiore verso gli altri e verso il pianeta.
Modera e anima Angelo Consoli.
Sabato 3 ottobre 2026, ore 16.30
Aula Magna USI, Lugano